giovedì 6 marzo 2008

L'ARCHITETTO DI SOGNI

O, se preferite dei sogni
perso nelle tenebre di
un Novecento,
di scuole, drogati,
perversi becchini,
ospedale … paese,
buio, tenebroso di oscurità:
complessa architettura utopica,
che ora minima per il decoro,
ora sterminata per l’arte,
piccola, seppur lucente, nella notte …
nel bilancio che non
torna, gli ingegneri
cementificano il pinto pensiero,
di sillabe fatto, detto,
svelato, sputtanato!
E mirando il deforme palazzo,
che artefice lo chiama, in sé
fugge via da lei, committente
di ennesimo sogno …
sfatto, congelato, abbandonato.
In sé, su di un letto rivede
il pensiero suo la luce,
che,
per diletto affetto, si fa
nera
per l’eburneo suo merlo.

Valerio Marconi

1 commento:

Roof ha detto...

Ciao Valè, sono Matteo. Questa è bella, che è quella che hai fatto leggere alla Ramondino? Comunque anch'io ora sono un blogger, me lo sono fatto da pochi giorni uno straccio di blog. Ciao, ce se rivede a scuola, e che il G sia lordato!